Scelti dalla Libreria Storica

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Marco Pelliconi, Il cammino segreto. Cavalieri Templari in Italia

Il cammino segreto. Cavalieri Templari in Italia.

 

 

 

Autore: Marco Pelliconi                      
Formato: 17×24 centimetri
Pagine: 304, con illustrazioni
Confezione: brossura, copertina plastificata opaca
Prezzo: 18,00 euro
ISBN: 978-88-88775-39-5

 

Una ricerca storiografica scritta con la leggerezza di un romanzo, un duplice viaggio, reale e a ritroso nel tempo, alla scoperta dell’Ordine dei Cavalieri Templari, fondato attorno al 1120 e tragicamente scomparso agli inizi del XIV secolo. “Il cammino segreto” svela nuove tracce della presenza templare in Italia, tra enigmi e misteri, nuove ipotesi e testimonianze che gettano una luce diversa su eventi ancora molto controversi. Chi furono in realtà i fondatori dell’Ordine e i Grandi Maestri? Quale la natura e gli scopi? Quale il rapporto con il Papato? C’è stata una “damnatio memoriae” volta a nasconderne la storia? Perché?
Che ruolo ebbero i Normanni in tutta la vicenda? Che rapporto ebbero i Templari con i Cavalieri del Tau e con altri Ordini di minore fama? Quanto fu profondo e diffuso l’insediamento dei Templari in Italia?
Alla ricerca di queste e altre risposte, l’autore ha ripercorso di persona il cammino dei Templari, cercando riscontri sul territorio - in particolare in Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo - e imbattendosi in tracce insospettabili e interessanti. Tra queste, il misterioso capitello dell’Abbazia di Sant’Antimo nel senese…
Finalista nella sezione saggistica del Premio letterario Nabokov 2007 e del premio Carver 2007. 
 
L’Autore
Marco Pelliconi, nato a Imola (Bologna) nel 1953, laureato in Filosofia all’Università di Bologna, si è occupato di storia, di didattica e di politica ed ha al suo attivo varie pubblicazioni su questi temi. Maggiori notizie si trovano sul web nelle pagine personali
. Da alcuni anni si dedica allo studio dei Cavalieri Templari, convinto che in Italia, al tempo del Medioevo, essi siano stati molto più presenti di quanto si pensi normalmente e che, forse, anche oggi ne rimanga traccia.

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Medioevo Adriatico

Medioevo Adriatico
Ricerche della Società Internazionale per lo Studio dell’Adriatico nell’Età Medievale (SISAEM)
Volume 1 / 2007
Drengo, Roma 2007.
pp. 200, E. 20,00
ISBN-13: 978-88-88812-16-8
Direttore Roberta Fidanzia
 
Medioevo Adriatico volume 1 

La Collana ‘‘Medioevo Adriatico’’ nasce con l’intento di fornire contributi scientifici internazionali al fine di incrementare e sostenere la ricerca e la divulgazione storica utili allo studio dei luoghi di questo braccio di Mediterraneo che è stato per secoli il ponte di collegamento tra Occidente ed Oriente.
E’ proprio in questa prospettiva che si pone la Collana: ritrovare quel trait d’union tra le due coste dell’Adriatico che le vicende della storia contemporanea più recente hanno annullato. Questo rapporto lo si trova vivo e fecondo in particolare in quel periodo storico che, secondo un’interpretazione parziale e non obiettiva, è stato definito dei ‘secoli bui’: il Medioevo.
Mai periodo storico è stato più denso di avvenimenti, di contatti, ricco di commerci, di scambi culturali, di fervori e movimenti religiosi come quel lungo millennio che viene storiograficamente compreso tra la caduta dell’Impero Romano (476) e la scoperta dell’America (1492), ma che, come si vedrà, estende le sue propaggini oltre le date indicate, che rimangono comunque utili per una necessaria schematizzazione.
L’influenza romana, la Repubblica di Venezia, l’oriente italiano, l’Impero Bizantino: tutto passa e scorre attraverso l’Adriatico, almeno fino allo sviluppo dei traffici verso le nuove terre, alle quali si accede attraversando l’Atlantico. Traffici che segnano il tramonto di una grande epoca: il Medioevo Adriatico.  

 Indice alfabetico:

Claudio Attardi, Lo spirito dell’uomo medievale a Senigallia

Francesco Bettarini, I toscani al servizio della città di Ragusa (Dubrovnik) nella prima metà del Quattrocento

Suzanne Mariko Miller, Letters from the front(ier). Venetian rectors in Dalmatia, on the brink of war (1355)

Veronica Santoro, “Quel qualcosa di divino non è stabile’’. Politiche dell’armonia. Filosofia platonica e suggestioni ficiniane ne ‘La città felice’ del pensatore istriano Francesco Patrizi da Cherso

Daniele Santarelli, Morte di un eretico impenitente. Alcune note e documenti su Pomponio Algieri

Raffaela Tortorelli, Mezzogiorno medievale e popolamento rupestre pugliese: aree e luoghi di culto

Cronache e notizie.

Schede bibliografiche e recensioni.

Contributi di: Roberta Fidanzia, Angelo Gambella, Elena Percivaldi.

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Medioevo Alifano

Angelo Gambella Medioevo Alifano. Potere e Popolo nello Stato Normanno di Alife Studi Storici sul Medioevo Italiano Drengo, Roma, 2007. pp. 350 + XVI tav. Euro 25.00  ISBN-13 978-88-88812-18-2

 

Medioevo Alifano 

 

Il presente volume di Angelo Gambella è un encomiabile esempio di come metodo scientifico di ricerca e passione storica possano essere abilmente armonizzati e dare origine ad un saggio interessante, coinvolgente e di agevole lettura, senza escludere precisione e documentazione. […]  
Alife, nella ricostruzione dettagliata e documentata dell’Autore, torna a vivere in queste fitte pagine di storia politica, sociale, religiosa, raccontate con uno stile moderno, ma allo stesso tempo, attento alla prosa narrativa che non perde di vista la specificità dell’opera di ricerca professionale. 
 

Tanti sono i protagonisti del volume. Tra tutti emerge e splende Rainulfo II, conte di Alife e fautore di pace ed indipendenza politica dall’invadente Regno di Sicilia.
Grazie a Rainulfo, Alife si fa portatrice e sostenitrice di profondi ideali di libertà e di Cristianità, rappresentati in particolar modo dalla traslazione delle spoglie di Papa Sisto I dal Vaticano al suo territorio, dove tuttora riposano e sono care al culto dei cittadini.
La città di Alife è una fucina di eventi che scorrono tra le righe del volume, che si presenta corredato da un apparato di approfondimento molto ampio e da tavole geografiche e fotografiche importanti e a volte edite per la prima volta in quest’occasione.
Non potrà sfuggire al Lettore più attento, infatti, la presenza di due riproduzioni di vedute alifane del Settecento ed alcune interessantissime riproduzioni di pergamene originali recanti il sigillo del grande Rainulfo. Alcuni documenti giunti d’oltre confine e dal Vaticano completano l’apparato iconografico rendendo ancor più affascinante la storia di questo lembo d’Italia nel Medioevo.

 

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Arte Francescana tra Montefeltro e Papato 1234-1528

Arte Francescana tra Montefeltro e Papato 1234-1528
a cura di Alessandro Marchi e  Alberto  Mazzacchera

Skira Editrice

2007

pp. 224, ill. a colori e b/n, euro 35

Quella di Francesco d’Assisi (1181-1182 / 1226) è, come ognuno sa, una delle esperienze più importanti e decisive dell’intera storia del Cristianesimo. La biografia del “poverello”, la sua imitatio Christi, la sua mistica hanno lasciato un segno profondo e duraturo nelle coscienze quando il santo era ancora in vita, esplodendo poi letteralmente dopo la sua morte portando l’Ordine dei Frati  Minori da lui ispirato a “conquistare” l’Europa per mezzo di continue missioni. Nella prima metà del XIII secolo i francescani avevano raggiunto tutto il Continente, rendendo impellente la necessità di una suddivisione amministrativa il più possibile capillare, al punto che, nel 1260, la sola Italia presentava ben 14 province: Milano, la Marca trevigiana, Genova, Bologna, Tuscia (comprendente anche Corsica e Sardegna), di San Francesco (Umbria), Marca anconetana, romana, di Penne (Abruzzo), Sant’Angelo, Terra di Lavoro, Puglia, Calabria, Sicilia.  Tra queste, la Marca anconetana, comprendente agli inizi del Trecento 7 custodie con oltre 90 conventi, si dimostrò ben presto essere una delle più vivaci, arrivando entro fine secolo a contare più conventi dell’Umbria, che pure era stata il cuore pulsante del francescanesimo stesso. Nelle Marche il biografo di Francesco, Tommaso da Celano, ambienta (nella Vita prima) numerosi episodi della vita del Santo e sei suoi miracoli. In ambito marchigiano furono concepiti, raccolti e stesi i Fioretti, opera emblematica del tardo minoritismo e redatti, pare, da Ugo di Monte Santa Maria. Marchigiani furono poi molti dei protagonisti degli scontri tra le diverse anime del francescanesimo, come  Crescenzio da Jesi, tra i primi responsabili del dissenso degli spirituali, o Pietro da Fossombrone (poi noto come Angelo Clareno). Marchigiani furono moltissimi frati che aderirono alla “rivolta” di Michele da Cesena contro papa Giovanni XXII (e il suo successore Benedetto XII) che, con la bolla Sancta Romana (1317) e altre disposizioni, condannò la povertà francescana come finzione giuridica e trasformò – annullando quanto prescritto da Nicolò III nella Exiit -  i frati in proprietari in comune. I dissidenti, denominati fraticelli o fratres de paupere vita, furono perseguitati e molti finirono i loro giorni in carcere oppure sul rogo.  Sempre marchigiani furono i numerosi fraticelli “de opinione” che, dichiarati eretici, nel Quattrocento furono repressi con singolare forza – compresa la distruzione di alcuni centri come Maiolati, che fornivano loro riparo e ospitalità -  da pontefici quali Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447).  Marchigiano fu poi il primo francescano assurto al pontificato, frate Girolamo da Ascoli, che fu papa Nicolò IV dal 1288 al 1292. E dalle Marche partì infine, nel Cinquecento, la riforma cappuccina con personaggi di spicco quali Matteo da Bascio e Ludovico e Raffaele Tenaglia da Fossombrone. Alla storia, allo sviluppo e alla cospicua eredità, soprattutto artistica, dei Minori nella Marca è appunto dedicato il volume “Arte francescana tra Montefeltro e Papato, 1234-1528”, catalogo della recentissima e omonima rassegna tenutasi a Cagli nella Chiesa di San Francesco e a Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli. Oltre a fornire un ottimo quadro delle complesse vicende legate all’Ordine e al dissenso, sia in generale sia nel particolare per quanto concerne le Marche, il libro analizza le testimonianze artistiche legate al francescanesimo locale, puntando l’attenzione soprattutto sul ciclo di affreschi nel catino absidale della chiesa di San Francesco di Cagli e sul loro restauro filologico, accuratamente documentato a livello iconografico. Attraverso lo studio di numerosi capolavori dell’arte gotica prodotti in quest’area – e legati a nomi quali Mello da Gubbio, Giuliano e Pietro da Rimini, nonché ai vari anonimi “maestri” che attendono ancora un’identità certa -, si propone un convincente spaccato delle committenze nelle Marche settentrionali e si suggeriscono alcuni spunti per ulteriori ricerche, a partire dall’analisi della personalità di quel Maestro di Montemartello, forse da identificare con Martino figlio di Mello da Gubbio, che ha lasciato nelle chiese di Cagli numerose e notevolissime testimonianze della sua arte.

Elena Percivaldi

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Ernst H. Kantorowicz, Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo

Ernst H. Kantorowicz
Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo
Con un saggio di Manfred F. Bukofzer sulla musica delle laudes con le loro trascrizioni musicali

Cura e introduzione di Alfredo Pasquetti

Medusa Edizioni

2006

pp. 317 con 15 ill. f.t., euro 36.00

Al primo impatto, si potrebbe avere l’impressione di trovarsi d’innanzi all’opera più convenzionale di Ernst H. Kantorowicz (1895-1963): uno studio sulle “litanie cesaree” nate, nell’alveo della Chiesa gallo-franca dell’VIII secolo, dalla combinazione tra la Litania dei Santi e la tradizione delle acclamationes in vita anticamente tributate agli imperatori romani. In realtà, Laudes Regiae è per molti versi lo scritto più sorprendente e originale dello studioso tedesco emigrato negli Stati Uniti. Pubblicato oltreoceano nel 1946, questo saggio sull’inscindibile legame tra potere e dimensione rituale nel mondo medievale, seppure così lontano dai toni enfatici e letterariamente ispirati del Federico II imperatore, nonché dalla geniale e solo apparente disorganicità de I due corpi del re, non può essere liquidato semplicemente come un fulgido esempio di erudizione storiografica, rigoroso nel metodo e sicuro nelle informazioni di cui subissa il lettore. Dietro l’analisi accurata della genesi e delle forma delle laudes, talmente minuziosa da toccare anche gli aspetti più propriamente musicologici della questione, si annidano infatti i grandi nodi della concezione sacrale del potere sovrano e del ruolo costitutivo della liturgia, mai riducibile a puro formalismo, ma sempre e comunque linguaggio vivo e legittimante. 

Muovendosi in un ambito rimasto a lungo inesplorato, tra iconografie di monete e canti religiosi, Kantorowicz s’interroga sul significato che può avere per noi, oggi, il riferimento alla sovranità, e a tutte le sue indefinite metamorfosi, che informa la cultura europea, e sul fascino incontrollabile ed enigmatico del suo fondamento: il potere, sia esso religioso oppure temporale. Dall’unione tra romanità e cristianità, fino alle forme dello Stato moderno, in una riflessione non solo storica ma anche e soprattutto politica sulla legittimazione giuridica del potere, a qualunque sfera esso appartenga, attraverso l’analisi del “cerimoniale” e dei suoi significati nascosti fino alla rottura, nel XIII secolo, tra teologia (che nel XVIII secolo verrà sostituita da ciò che si definisce “ideologia”) e diritto, che svuoterà ogni forma di rito del suo senso e che aprirà la strada alla sua strumentalizzazione. Oggi questi rituali sopravvivono solo nelle caricature, piccoli indizi che rivivono nella falsa rinascita del mito totalitario dell’impero universale.

Elena Percivaldi

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King Horn

King Horn
a cura di Laura Rizzà

Carocci Editore, collana “Biblioteca Medievale”

2007

pp. 127, euro 13.50

Non si sarà mai lodata abbastanza l’iniziativa dell’Editore Carocci, che da tempo con la collana intitolata “Biblioteca Medievale” sta proponendo – in continuità con ciò che avevano iniziato a fare le Pratiche Editrici e la Luni Editrice -  tante opere più o meno importanti, più o meno note, della ricchissima e per larghi tratti sconosciuta letteratura medievale. Costante qualitativa è, oltre alla curatela affidata a studiosi di ogni opera sovente in collaborazione con le rispettive Università di riferimento, è la presenza del testo originale a fronte, incomparabile strumento di studio per gli “addetti ai lavori” ma anche di semplice consultazione per chi specialista non è ma possiede la curiosità di “vedere” l’opera nella sua lingua – spesso inconsueta per noi  -  di composizione. Tra le ultime uscite è da segnalare la pregevole edizione di King Horn, anonimo poema “popolare” scritto nella seconda metà del XIII secolo in Middle English.  Le gesta dell’eroe eponimo si compiono ora contro i saraceni invasori, ora contro il compagno traditore Fikenhild reo di avergli sottratto con l’inganno la promessa sposa, e si concludono con la vittoria finale di Horn e le sue nozze con l’amata Rymenhild. Nata come opera di intrattenimento, King Horn si svela in questa traduzione  un poema di certo valore letterario e poetico, cui non sono estranei una forte coerenza nella trama e un notevole dinamismo del racconto, che a tratti assume caratteri che si potrebbero definire “cinematografici”. Grazie all’ampio saggio introduttivo di Laura Rizzà, docente di Lingua Inglese presso l’Università di Bologna (sede di Ravenna), anche quest’anonima opera “minore” del Medioevo letterario europeo esce così dall’oblio e contribuisce ad una più dettagliata conoscenza, più in generale,  dell’affollato panorama del romance e della chanson de geste, generi la cui portata culturale e letteraria è per molti aspetti ancora da valutare pienamente. 

Elena Percivaldi


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Eginardo, Vita di Carlo Magno

Eginardo

Vita di Carlo Magno
a cura di Valerio Marucci

Introduzione di Claudio Leonardi

Salerno Editrice, collana “Faville”

2006

pp. 127, euro 8.50

Agile nel formato (tascabile di meno di 130 pagine di cui una cinquantina di introduzione e nota bibliografica), contenuta nel prezzo, l’edizione della “Vita di Carlo Magno” di Eginardo appena pubblicata da Salerno Editrice riprende quella uscita per gli stessi tipi (collana “Omikron”) nel 1988 e propone il testo latino a fronte, riprodotto secondo l’edizione apparsa nei MGH. Il saggio introduttivo, firmato da Claudio Leonardi nel 1979 e ripubblicato per scelta dell’Autore senza variazioni, mette in luce la personalità e l’opera del Biografo inquadrando la Vita in tutti i suoi molteplici aspetti, evidenziandone i punti sia di forza (ad esempio l’intensità della ricostruzione biografica del re dei Franchi) sia di debolezza, come l’alterno valore storico. Ma proprio sull’annosa questione dell’attendibilità storica della Vita – accusata di essere ora troppo ligia alle fonti, ora troppo libera, comunque costellata di errori – Leonardi sottolinea come non è sulla base dei singoli dati che può misurarsi il valore di Eginardo, ma sul fatto che egli, nel voler scrivere la vita non di un santo ma di un re, abbia di fatto “inventato” un genere letterario, trovando un (parziale) modello remoto in Svetonio e nelle sue Vite dei Dodici Cesari. Il personaggio Carlo, delineato nelle sue imprese, nei suoi costumi e interessi e nel suo governo, emerge nelle sue molteplici sfaccettature e si carica progressivamente di significati culturali: non solo un uomo che si è coperto di gloria militare, ma anche un padre affettuoso; non solo un eroe germanico, ma anche un politico che con il suo genio «ha saputo dare un segno diverso alla Cristianità e all’eredità di Roma pagana».  La Vita è dunque «un testo di rara qualità, in cui il gusto del narrare sa concentrarsi attorno a un’unica grande figura, e sa descriverla in tre successive e più intense approssimazioni. Al loro centro rimane la fisicità del personaggio, nella sua staticità e nella sua dinamica, un’icona ancora così parlante e rilevante. L’intensità di questa icona si origina nell’identificazione autobiografica, nel sovrapporsi di Eginardo a Carlo, o meglio nell’affidarsi di Eginardo alla memoria di Carlo con tale immedesimazione». Tra i pregi di questa piccola ma preziosa edizione (la cui bibliografia è aggiornata al 2006) c’è anche il discreto spazio dato, nel saggio introduttivo, alla Translatio et miracula sanctorum Marcellini et Petri, scritta da Eginardo nell’830, opera minore ma che di recente ha conosciuto un rinnovato interesse bibliografico.

 Elena Percivaldi


 

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Amedeo Colella, Breve storia dell’Istria e Dalmazia.

9 - 16 settembre 2006

ASIME 

presenta

Amedeo Colella, Breve storia dell’Istria e Dalmazia. Giuliani e Dalmati vessilliferi di libertà.

Il testo risale agli anni Sessanta, ma è molto probabile che il desiderio di scrivere una storia dell’Istria covasse nell’animo di Colella già dalla fine degli anni Quaranta. È sufficiente, infatti, pensare alle testimonianze di alcuni suoi amici e colleghi, per comprendere quale fosse il foco sacro che ardeva nella sua anima. Fulvio Monai, ad esempio, scriveva in un articolo dell’Arena di Pola del 23 gennaio 1952 che già nel 1945 lo studio, abitato da lui e Colella, divenne “covo di cospirazione per la salvaguardia della italianità minacciata”, conferma dell’eredità Risorgimentale dell’Autore.
Negli anni Sessanta, ormai, il Trattato di Pace, con la nuova definizione dei confini, era stato firmato da tempo. Figure di notissimo e notevolissimo rilievo per la cultura italiana -si ricordino, tra gli altri, Federico Chabod, Benedetto Croce, Gaetano Salvemini, Ernesto Sestan- avevano sollevato sin da allora importanti voci di protesta contro un trattato che consideravano ingiusto e mortificante per la patria italiana.
Non ci si può dunque meravigliare se la voce di Colella, suo malgrado protagonista dei dolorosi eventi, si levò più forte delle altre, in questo suo scritto storico, in cui i toni dell’italianità, della cultura latino-veneta e romana delle terre d’Istria, Fiume e Dalmazia, sono messi in così forte evidenza. I suoi toni caldi ed appassionati trovano giustificazione nel dolore di una lacerazione così violenta e drammatica.
Questa breve Storia scritta da Colella rappresenta la testimonianza di un dolore immenso, straziante, al quale non si può porre rimedio in nessun modo. L’unico sollievo sta nello scriverla, nel cercare, com’egli ha fatto, di trasmettere la conoscenza della storia. È una reazione al silenzio di un’intera nazione, che si nascondeva di fronte alla verità; è l’urlo soffocato di un uomo che grida onestà e giustizia. Ma è anche un inno alla libertà, sempre difesa e mai tradita dalle popolazioni istriane e dalmate. È lo stesso Autore a dichiararlo: “Uno dei caratteri essenziali di questa storia, vivo e ininterrotto attraverso i secoli, è quello della libertà e del fiero, intransigente amore per quello stato che il Poeta ha cantato più caro della vita”.
Le giovani generazioni hanno il compito di conoscere, attraverso queste pagine, oltre alla storia dei fatti -che può, in questo caso, -ne ha pieno diritto- essere imprecisa-, la storia dei sentimenti e le ragioni dell’anima. Anima che, nel caso di Colella, si colora di tre aggettivi fondamentali: poetica, istriana ed italiana.
La prima presentazione del volume è avvenuta il 18 novembre 2005 presso la Sala Consiliare del Municipio XII di Roma a cura del Medioevo Italiano Project, nel 30° anniversario della sua scomparsa.
L’ASIME vuole ricordare Amedeo Colella, quale personaggio poliedrico Polese, di famiglia originaria del basso Lazio.

Amedeo Colella

Amedeo Colella
Breve profilo storico dell’Istria e Dalmazia.
Giuliani e Dalmati vessilliferi di libertà
pp. 52, Drengo, Roma, 2005.
ISBN: 88-88812-10-5. € 8,00
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