Archivio per May, 2007

Ernst H. Kantorowicz, Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo

Ernst H. Kantorowicz
Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo
Con un saggio di Manfred F. Bukofzer sulla musica delle laudes con le loro trascrizioni musicali

Cura e introduzione di Alfredo Pasquetti

Medusa Edizioni

2006

pp. 317 con 15 ill. f.t., euro 36.00

Al primo impatto, si potrebbe avere l’impressione di trovarsi d’innanzi all’opera più convenzionale di Ernst H. Kantorowicz (1895-1963): uno studio sulle “litanie cesaree” nate, nell’alveo della Chiesa gallo-franca dell’VIII secolo, dalla combinazione tra la Litania dei Santi e la tradizione delle acclamationes in vita anticamente tributate agli imperatori romani. In realtà, Laudes Regiae è per molti versi lo scritto più sorprendente e originale dello studioso tedesco emigrato negli Stati Uniti. Pubblicato oltreoceano nel 1946, questo saggio sull’inscindibile legame tra potere e dimensione rituale nel mondo medievale, seppure così lontano dai toni enfatici e letterariamente ispirati del Federico II imperatore, nonché dalla geniale e solo apparente disorganicità de I due corpi del re, non può essere liquidato semplicemente come un fulgido esempio di erudizione storiografica, rigoroso nel metodo e sicuro nelle informazioni di cui subissa il lettore. Dietro l’analisi accurata della genesi e delle forma delle laudes, talmente minuziosa da toccare anche gli aspetti più propriamente musicologici della questione, si annidano infatti i grandi nodi della concezione sacrale del potere sovrano e del ruolo costitutivo della liturgia, mai riducibile a puro formalismo, ma sempre e comunque linguaggio vivo e legittimante. 

Muovendosi in un ambito rimasto a lungo inesplorato, tra iconografie di monete e canti religiosi, Kantorowicz s’interroga sul significato che può avere per noi, oggi, il riferimento alla sovranità, e a tutte le sue indefinite metamorfosi, che informa la cultura europea, e sul fascino incontrollabile ed enigmatico del suo fondamento: il potere, sia esso religioso oppure temporale. Dall’unione tra romanità e cristianità, fino alle forme dello Stato moderno, in una riflessione non solo storica ma anche e soprattutto politica sulla legittimazione giuridica del potere, a qualunque sfera esso appartenga, attraverso l’analisi del “cerimoniale” e dei suoi significati nascosti fino alla rottura, nel XIII secolo, tra teologia (che nel XVIII secolo verrà sostituita da ciò che si definisce “ideologia”) e diritto, che svuoterà ogni forma di rito del suo senso e che aprirà la strada alla sua strumentalizzazione. Oggi questi rituali sopravvivono solo nelle caricature, piccoli indizi che rivivono nella falsa rinascita del mito totalitario dell’impero universale.

Elena Percivaldi

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King Horn

King Horn
a cura di Laura Rizzà

Carocci Editore, collana “Biblioteca Medievale”

2007

pp. 127, euro 13.50

Non si sarà mai lodata abbastanza l’iniziativa dell’Editore Carocci, che da tempo con la collana intitolata “Biblioteca Medievale” sta proponendo – in continuità con ciò che avevano iniziato a fare le Pratiche Editrici e la Luni Editrice -  tante opere più o meno importanti, più o meno note, della ricchissima e per larghi tratti sconosciuta letteratura medievale. Costante qualitativa è, oltre alla curatela affidata a studiosi di ogni opera sovente in collaborazione con le rispettive Università di riferimento, è la presenza del testo originale a fronte, incomparabile strumento di studio per gli “addetti ai lavori” ma anche di semplice consultazione per chi specialista non è ma possiede la curiosità di “vedere” l’opera nella sua lingua – spesso inconsueta per noi  -  di composizione. Tra le ultime uscite è da segnalare la pregevole edizione di King Horn, anonimo poema “popolare” scritto nella seconda metà del XIII secolo in Middle English.  Le gesta dell’eroe eponimo si compiono ora contro i saraceni invasori, ora contro il compagno traditore Fikenhild reo di avergli sottratto con l’inganno la promessa sposa, e si concludono con la vittoria finale di Horn e le sue nozze con l’amata Rymenhild. Nata come opera di intrattenimento, King Horn si svela in questa traduzione  un poema di certo valore letterario e poetico, cui non sono estranei una forte coerenza nella trama e un notevole dinamismo del racconto, che a tratti assume caratteri che si potrebbero definire “cinematografici”. Grazie all’ampio saggio introduttivo di Laura Rizzà, docente di Lingua Inglese presso l’Università di Bologna (sede di Ravenna), anche quest’anonima opera “minore” del Medioevo letterario europeo esce così dall’oblio e contribuisce ad una più dettagliata conoscenza, più in generale,  dell’affollato panorama del romance e della chanson de geste, generi la cui portata culturale e letteraria è per molti aspetti ancora da valutare pienamente. 

Elena Percivaldi


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Eginardo, Vita di Carlo Magno

Eginardo

Vita di Carlo Magno
a cura di Valerio Marucci

Introduzione di Claudio Leonardi

Salerno Editrice, collana “Faville”

2006

pp. 127, euro 8.50

Agile nel formato (tascabile di meno di 130 pagine di cui una cinquantina di introduzione e nota bibliografica), contenuta nel prezzo, l’edizione della “Vita di Carlo Magno” di Eginardo appena pubblicata da Salerno Editrice riprende quella uscita per gli stessi tipi (collana “Omikron”) nel 1988 e propone il testo latino a fronte, riprodotto secondo l’edizione apparsa nei MGH. Il saggio introduttivo, firmato da Claudio Leonardi nel 1979 e ripubblicato per scelta dell’Autore senza variazioni, mette in luce la personalità e l’opera del Biografo inquadrando la Vita in tutti i suoi molteplici aspetti, evidenziandone i punti sia di forza (ad esempio l’intensità della ricostruzione biografica del re dei Franchi) sia di debolezza, come l’alterno valore storico. Ma proprio sull’annosa questione dell’attendibilità storica della Vita – accusata di essere ora troppo ligia alle fonti, ora troppo libera, comunque costellata di errori – Leonardi sottolinea come non è sulla base dei singoli dati che può misurarsi il valore di Eginardo, ma sul fatto che egli, nel voler scrivere la vita non di un santo ma di un re, abbia di fatto “inventato” un genere letterario, trovando un (parziale) modello remoto in Svetonio e nelle sue Vite dei Dodici Cesari. Il personaggio Carlo, delineato nelle sue imprese, nei suoi costumi e interessi e nel suo governo, emerge nelle sue molteplici sfaccettature e si carica progressivamente di significati culturali: non solo un uomo che si è coperto di gloria militare, ma anche un padre affettuoso; non solo un eroe germanico, ma anche un politico che con il suo genio «ha saputo dare un segno diverso alla Cristianità e all’eredità di Roma pagana».  La Vita è dunque «un testo di rara qualità, in cui il gusto del narrare sa concentrarsi attorno a un’unica grande figura, e sa descriverla in tre successive e più intense approssimazioni. Al loro centro rimane la fisicità del personaggio, nella sua staticità e nella sua dinamica, un’icona ancora così parlante e rilevante. L’intensità di questa icona si origina nell’identificazione autobiografica, nel sovrapporsi di Eginardo a Carlo, o meglio nell’affidarsi di Eginardo alla memoria di Carlo con tale immedesimazione». Tra i pregi di questa piccola ma preziosa edizione (la cui bibliografia è aggiornata al 2006) c’è anche il discreto spazio dato, nel saggio introduttivo, alla Translatio et miracula sanctorum Marcellini et Petri, scritta da Eginardo nell’830, opera minore ma che di recente ha conosciuto un rinnovato interesse bibliografico.

 Elena Percivaldi


 

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