Ernst H. Kantorowicz, Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo

Ernst H. Kantorowicz
Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo
Con un saggio di Manfred F. Bukofzer sulla musica delle laudes con le loro trascrizioni musicali

Cura e introduzione di Alfredo Pasquetti

Medusa Edizioni

2006

pp. 317 con 15 ill. f.t., euro 36.00

Al primo impatto, si potrebbe avere l’impressione di trovarsi d’innanzi all’opera più convenzionale di Ernst H. Kantorowicz (1895-1963): uno studio sulle “litanie cesaree” nate, nell’alveo della Chiesa gallo-franca dell’VIII secolo, dalla combinazione tra la Litania dei Santi e la tradizione delle acclamationes in vita anticamente tributate agli imperatori romani. In realtà, Laudes Regiae è per molti versi lo scritto più sorprendente e originale dello studioso tedesco emigrato negli Stati Uniti. Pubblicato oltreoceano nel 1946, questo saggio sull’inscindibile legame tra potere e dimensione rituale nel mondo medievale, seppure così lontano dai toni enfatici e letterariamente ispirati del Federico II imperatore, nonché dalla geniale e solo apparente disorganicità de I due corpi del re, non può essere liquidato semplicemente come un fulgido esempio di erudizione storiografica, rigoroso nel metodo e sicuro nelle informazioni di cui subissa il lettore. Dietro l’analisi accurata della genesi e delle forma delle laudes, talmente minuziosa da toccare anche gli aspetti più propriamente musicologici della questione, si annidano infatti i grandi nodi della concezione sacrale del potere sovrano e del ruolo costitutivo della liturgia, mai riducibile a puro formalismo, ma sempre e comunque linguaggio vivo e legittimante. 

Muovendosi in un ambito rimasto a lungo inesplorato, tra iconografie di monete e canti religiosi, Kantorowicz s’interroga sul significato che può avere per noi, oggi, il riferimento alla sovranità, e a tutte le sue indefinite metamorfosi, che informa la cultura europea, e sul fascino incontrollabile ed enigmatico del suo fondamento: il potere, sia esso religioso oppure temporale. Dall’unione tra romanità e cristianità, fino alle forme dello Stato moderno, in una riflessione non solo storica ma anche e soprattutto politica sulla legittimazione giuridica del potere, a qualunque sfera esso appartenga, attraverso l’analisi del “cerimoniale” e dei suoi significati nascosti fino alla rottura, nel XIII secolo, tra teologia (che nel XVIII secolo verrà sostituita da ciò che si definisce “ideologia”) e diritto, che svuoterà ogni forma di rito del suo senso e che aprirà la strada alla sua strumentalizzazione. Oggi questi rituali sopravvivono solo nelle caricature, piccoli indizi che rivivono nella falsa rinascita del mito totalitario dell’impero universale.

Elena Percivaldi

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